Esposizioni Fiere

L’Istagram del ‘700

Prima delle fotografie, dei social network e dei viaggi accessibili a tutti, conoscere luoghi lontani era un privilegio riservato a pochi.

Nel Settecento, alcuni mobili potevano svolgere una funzione sorprendentemente simile a quella che oggi attribuiamo alle immagini condivise online: portare il mondo dentro casa.

È il caso di questo raffinato mobile olandese, arricchito da pannelli orientali importati attraverso i grandi traffici commerciali della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Manufatti provenienti dall’Asia, particolarmente rari e costosi in Europa, venivano inseriti all’interno di strutture realizzate con legni preziosi e accuratamente lavorati.

Il risultato non era soltanto un mobile di lusso. Era un oggetto capace di stupire.

Per un gentiluomo europeo dell’epoca, possedere un mobile di questo tipo significava mostrare ai propri ospiti immagini, materiali e tecniche provenienti da mondi che la maggior parte delle persone non avrebbe mai potuto vedere direttamente.

Ogni pannello diventava così una piccola finestra sull’Oriente. Ogni dettaglio raccontava viaggi, commerci e una crescente fascinazione europea per culture lontane.

Anche la struttura interna, ricca di scomparti, aveva una funzione precisa: custodire piccoli oggetti preziosi, curiosità e testimonianze raccolte dal proprietario. Il mobile diventava quindi contemporaneamente contenitore, oggetto di rappresentanza e strumento di meraviglia.

È proprio questo che rende efficace il paragone con Instagram: oggi scorriamo immagini di luoghi lontani sullo schermo di un telefono; nel Settecento, un mobile come questo poteva offrire agli ospiti la sensazione di affacciarsi su un mondo sconosciuto.

E forse è per questo che questi oggetti continuano ancora oggi a esercitare lo stesso fascino: erano nati per stupire, e dopo secoli riescono ancora a farlo.

👉 Guarda il Reel sul nostro profilo Instagram

e scopri perché questo straordinario mobile può essere considerato, provocatoriamente, “l’Instagram del Settecento”.